Oggi, su Repubblica (cartacea) un articolo di Politi sulla sempre maggiore diffidenza, da parte delle gerarchie cattoliche, verso la ricerca storico-critica sulle scritture. La paura è che i risultati acquisiti dalla ricerca storico-filologica sulla bibbia mettano in discussione l'interpretazione tradizionale e canonica. Sino a quando queste ricerche rimangono racchiuse nel ristretto cenacolo di pochi studiosi, passi. Ma se, in qualche modo, si diffondono nel sentire comune, vengono immediatamente recepite come pericolose. Insomma: la gente, è meglio che le scritture non le conosca. O meglio, che le conosca unicamente attraverso l'insegnamento della chiesa. E', paro paro, il medesimo ragionamento che vietava la traduzione delle scritture in volgare. Come dire che, da sempre, la chiesa ha paura della verità.
E, tra parentesi, come prendere sul serio il messaggio di questa chiesa, se essa stessa ne ha così poca fiducia da temere che, se lo si studia, ci si può allontanare dal "retto sentiero"?
mercoledì 22 ottobre 2008
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