Ovviamente, la chiesa cattolica quando parla di libertà religiosa mente. Libertà religiosa significa libertá di professare una religione. E quindi di seguirne i precetti. Mente chi afferma la libertà religiosa e contemporanamente pretende che siano i precetti di una religione a informare la legislazione di uno stato: si impongono precetti religiosi a chi questi precetti non condivide (perché segue precetti diversi, vuoi perché segue una religione differente, vuoi perché non segue alcuna religione)
Ammettere la libertà di religione significa ammettere che la religione non è una, che le religioni hanno lo stesso valore, e che anche l'assenza di religione ha diritto di cittadinanza.
Ammettere che sul piano teorico tutte le religioni sono uguali significa negare che una religione sia razionalmente migliore delle altre. E che, lo dico in maniera grezza, è una questione di gusti. Ve li vedete Bagnasco o Ravasi, per tacere del signore che indossa buffi cappelli, che dicono: dal punto di vista teorico, cattolico, ebreo, buddista, è la stessa minestra?
Non per niente la chiesa, quando e dove deteneva il potere, era ferocemente contraria alla libertà di religione (chiedetelo agli ebrei e agli hutteriti, se avete dubbi). E' l'unica posizione coerente per chi afferma i principi affermati dalla religione cattolica. La chiesa cattolica intende la libertà religiosa solo come garanzia per se stessa, e con la riserva mentale di revocarla, non appena in grado di farlo (non che altre religioni siano migliori, ma qualcuna sì). E non per niente si strappava le vesti per come si trattavano i cattolici in Cecoslovacchia (quando ancora esisteva), ma non ho mai sentito una parola su come si trattavano i non cattolici nella Spagna di Franco.
Ma in generale la chiesa mente sempre (vorrei dire: mente in maniera consustanziale, ma ho dubbi sull'ortografia), quando pronuncia la parola libertà.
martedì 23 settembre 2008
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